Archivio per Settembre 2007

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Fred Thompson e le istanze conservatrici

Settembre 25, 2007

FD continua a seguire, nei sondaggi, l’altro candidato repubblicano Rudy Giuliani e non ha neppure veramente ancora cominciato a fare campagna elettorale.

É temuto, ed é per questo che le critiche al suo modo di condurre la campagna elettorale non mancano.

In realtà deve ancora farsi conoscere come candidato e far meglio conoscere le sue posizioni.

Sul sito della CNN dedicato alle elezioni 2008, troviamo i vari ritratti dei candidati e qui, quello dedicato a Fred.

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Vita Libertà Proprietà

Settembre 21, 2007

Dal blog Isola del Pensiero

Sicurezza, unità, prosperità. Tre parole chiave e si è gettato nella mischia. Senza paura, senza pensare ai pronostici o ai sondaggi.

Io ho scelto lui: Fred Thompson.

Molti blog hanno compiuto scelte affrettate, molti si sono accontentati di ciò che passava il convento, molti hanno seguito l’impulso del nome più di moda. Io no, io ho atteso. E ho avuto ragione.

La candidatura di Fred Thompson alle presidenziali americane del 2008 è ciò che tutti i conservatori liberali aspettavano: un vuoto che si va a colmare.

Certo, ci tengo a sottolineare che la politica anglosassone ha il grande pregio, rispetto alla nostra, di non avere a che fare con ideologie assurde dal passato sanguinario: non c’è spazio per i Diliberto negli USA, e nemmeno per i Le Pen! Niente estremismi nella terra della Libertà: solo due grandi partiti, entrambi realmente democratici, entrambi realmente liberali, che lasciano poco tempo ai dibattiti ideologici e si concentrano così molto meglio sui problemi reali della gente, sulle sfide aperte per il futuro.

Quindi una politica sicuramente più sana e moderna della nostra.

Detto questo però, non posso far finta che tutti i candidati siano uguali, perchè non è così.

 

Nello schieramento dei Democratici, faccio il tifo per Obama, il quale rispetto alla Clinton è molto più coerente riguardo la politica estera e molto più equilibrato sui temi etici.

Nello schieramento dei Repubblicani, al quale sono naturalmente più affine, prima del 6 settembre non potevo fare il tifo per nessuno, non certo pre il ROIN (Repubblican only in name) Giuliani, non certo per il mormone impacciato Romney, non certo per quella volpe a volte troppo insipida a volte troppo eccessiva di McCain (tra l’altro in grossi guai finanziari). Poi, finalmente, la luce della speranza, per me, ma soprattutto per la Right Nation americana: Fred Thompson, la stella di Hollywood, l’ex senatore, il conservatore tutto d’un pezzo!

Ecco la scelta giusta, ecco il momento giusto, ecco un uomo col giusto entusiasmo e il doveroso rispetto per i valori fondanti della più antica democrazia liberale del mondo!

Forza Fred!

e GOD BLESS AMERICA

 

 

 

Salo

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Un blog e un blogroll per Fred Thompson

Settembre 17, 2007

Ci abbiamo pensato un po’.
Abbiamo fatto alcune prove.
Abbiamo valutato quanto potesse essere di interesse una iniziativa del genere e, quindi, abbiamo deciso di procedere.
Così è in linea il blog Italiani per Fred Thompson ed è a disposizione il blogroll di sostegno creato da Il Giovine Occidente .
Ma che c’azzecca la corsa alla Casa Bianca con noi Italiani ?
Lo abbiamo già scritto , in parole povere, perché il Presidente degli Stati Uniti influenza anche i nostri destini nel male (come fu con Carter) e nel bene (Reagan e Bush).
Perché abbiamo scelto Fred Thompson quando il front runner dei Repubblicani è Rudolph Giuliani, il sindaco della “tolleranza zero” che già conta numerosi sostenitori italici ?
Perché noi siamo Conservatori, non Liberali o NeoCons, ma Conservatori, nella tradizionale accezione del termine.
Abbiamo molto che ci unisce ai Liberali (nella vecchia accezione italiana - quella di Croce, Einaudi, Malagodi - del termine,non certo in quella della politica anglosassone o in quella di Zanone) e ancor più ai NeoCons, ma il nostro conservatorismo è fatto di Tradizione, fedeltà alla Storia, concretezza, realismo.
Ci sembra che queste caratteristiche siano al meglio rappresentate da Fred Thompson, più che da ogni altro candidato Repubblicano e siano ben sintetizzate nel suo slogan: security – unity – prosperity che facciamo integralmente nostro.
Un solido conservatorismo, tradizionale, in opposizione agli ammiccamenti, soprattutto in quel campo che impropriamente è definito dei “diritti civili” dell’ex sindaco della Grande Mela.
Un tradizionale conservatorismo che rappresenta il cuore e l’anima degli Stati Uniti che amiamo.
Resta ovvio e naturale che l’adesione alla candidatura di Fred Thompson non ci impedirà, qualora venisse scelto Giuliani, di parteggiare per lui contro un qualsivoglia candidato democratico.

Lontana & Massimo

Entra ne

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America needs Fred Thompson

Settembre 16, 2007

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Thompson sale nei sondaggi

Settembre 14, 2007

 

Come si vede dagli ultimi sondaggi su Fox News, Thompson é salito in pochi giorni dal 17% al 23,4 %

Republican Presidential Nomination

RCP Average: Giuliani +5.2%

  • Giuliani
  • 28.6%
  • Thompson
  • 23.4%
  • Romney
  • 10.8%
  • McCain
  • 15.3%

 

Democratic Presidential Nomination

RCP Average: Clinton +19.3%

  • Clinton
  • 43.1%
  • Obama
  • 23.8%
  • Edwards
  • 15.4%
  • Richardson
  • 3.3%

 

 

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Fred Thompson e i destini della destra americana

Settembre 13, 2007

Da L’Occidentale:

Contenti ma, ancora, non convinti. L’intellighenzia conservatrice americana ha accolto con favore l’annuncio della candidatura di Fred Thompson alla presidenza, lo scorso 6 settembre. Tuttavia, il suo tardivo ingresso nella campagna elettorale viene ritenuto un grave errore, che potrebbe costargli caro. Un giudizio, questo, condiviso da molti quotidiani e riviste vicine al Grand Old Party.

In un articolo a firma di Stephen F. Hayes, il settimanale neocon “The Wheekly Standard” ricorda che già l’11 marzo scorso, intervistato da Fox News Sunday, l’attore ed ex senatore aveva affermato di prendere “in seria considerazione” l’ipotesi di scendere in campo. Parole che avevano rinvigorito gli attivisti repubblicani, tanto che Thompson, senza essersi neppure candidato, si piazzava al secondo posto nei sondaggi sul gradimento degli elettori repubblicani. Da allora sono passati mesi senza il passo decisivo. Poi, la settimana scorsa, il passaggio del Rubicone più volte rimandato. Questo attendismo ha sicuramente nuociuto all’immagine del protagonista di Law and Order. Per Hayes, infatti, con tale tatticismo, Thompson avrebbe perso il suo asso nella manica: la capacità di presentarsi come uomo fuori dai giochi di potere. Per quanto riguarda la proposta politica dell’ex senatore del Tennessee, secondo il settimanale neoconservative, il messaggio è chiaro: convincere la base repubblicana di essere l’unico vero candidato conservatore, senza scheletri nell’armadio su temi sensibili come aborto, tasse e immigrazione. Insomma, di non essere un Rino, (Republican in name only), ovvero un repubblicano nominale. Il riferimento critico, ovviamente, è a Rudy Giuliani. Non a caso, John Podhoretz, sul New York Post del 7 settembre, ha scritto che il vero obiettivo di Thompson è far “deragliare” l’ex sindaco di New York e strappargli la nomination. Anche se forse “è troppo tardi”, ha commentato il Washington Times, il giorno dopo l’annuncio della candidatura.

Per Amy Schatz del Wall Street Journal, Fred Thompson sta al partito Repubblicano come Barack Obama sta al partito Democratico. Entrambi hanno centrato la propria strategia sulle parole “speranza” e “cambiamento”. Con il suo slogan elettorale – “Sicurezza, unità e prosperità” – l’ex senatore punta a raccogliere i voti dei conservatori delusi dagli altri candidati del GOP. Schatz indica alcuni punti di forza di Thompson: innanzitutto, (unico dei candidati repubblicani) viene dal sud degli States. Un fattore che potrebbe pesare nelle primarie in South Carolina e Florida, dove si voterà già a gennaio 2008. L’attore può inoltre contare su consolidati legami con l’industria cinematografica di Hollywood. Amicizie che gli potranno tornar utili nelle primarie in California. Infine, Thompson riaccende il sogno mai sopito dei Repubblicani di trovare un nuovo Ronald Reagan. Tre anche i punti deboli, secondo il WSJ: la sua età piuttosto avanzata (65 anni) anche se in confronto all’ultrasettantenne McCain sembra un ragazzino; la sua salute, ha avuto un tumore da cui, comunque, sembra essersi ripreso senza strascichi e, last but not least, la sua piattaforma politica piuttosto vaga e affatto aiutata dagli anni passati in Senato, di cui non si ricorda nulla di veramente significativo.

Numerosi articoli su Fred Thompson sono usciti negli ultimi giorni sulla versione on line della rivista National Review. Il periodico conservatore ha anche riproposto una lunghissima intervista al nuovo candidato, realizzata il mese scorso da Byron York. Molti gli spunti per comprendere che tipo di presidenza si avrebbe con Thompson allo Studio Ovale. Sull’Iraq, il candidato repubblicano sostiene l’aumento delle truppe deciso da Bush a gennaio (the surge) e ritiene un favore al nemico mostrarsi divisi. Incalzato da York sulla spinosa questione iraniana, l’ex senatore del Tennessee risponde che ogni opzione deve essere valutata, compresa quella militare, anche se un embargo sarebbe preferibile. Sul fronte economico, si impegna a mantenere i tagli alle tasse decisi dall’attuale amministrazione e ad attuare la riforma della social security, laddove l’amministrazione Bush ha fallito. Sui temi etici, si propone nelle vesti di conservatore doc: pro life e contrario ai matrimoni gay. Dal canto suo, Rich Lowry, sempre su National Review, afferma che Thompson dovrà faticare non poco per stare al passo di Rudy Giuliani e Mitt Romney, entrambi dimostratisi ottimi fundraiser, abili nei dibattiti e infaticabili nel fare campagna elettorale in giro per gli Stati Uniti. E’ comprensibile, scrive Lowry, che Thompson, guardando i lusinghieri dati dei sondaggi senza neanche essere in corsa, abbia concluso “Perché no?”. Ora, però, deve rispondere a una domanda molto più impegnativa: “Perché sì”.

A margine delle considerazioni politiche, uno dei rilievi sul carattere che più spesso viene mosso a Thompson riguarda la sua presunta pigrizia. Secondo alcuni, questa, più che ragioni di tattica, avrebbe indotto il procuratore di Law and Order a procrastinare la data della candidatura alla Casa Bianca. Nulla di più falso, secondo Zack Wamp, deputato del Tennessee e amico di Thompson. “Un attore – ha detto Wamp al Wall Street Journal – sa bene quando deve entrare in scena”. Ma certo, gli altri candidati non si lasciano sfuggire l’occasione per punzecchiarlo. Romney ha dichiarato che poteva anche prendersela comoda e aspettare un altro po’ prima di candidarsi. La più bella battuta al riguardo, però, è di John McCain. Commentando l’assenza di Thompson a un dibattito tra i candidati repubblicani, nel New Hampshire, il senatore dell’Arizona ha affermato sornione che, forse, l’ora del confronto era troppo tardi per le abitudini di Thompson, già a letto a dormire.

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Fred Thompson scende in campo

Settembre 11, 2007

Dal Blog

Il Rumore dei miei venti

Dopo i tira e molla durati qualche mese, Fred Thompson, colui che potrebbe portar scompiglio nelle file del Gop per le primarie per le presidenziali americane del 2008, ha deciso di rendere pubblica la sua candidatura e di scendere finalmente in campo.

Ora si vedrà davvero se l’ex senatore avrà la stoffa per poter mettere il bastone fra le ruote al candidato numero uno anti-Hillary, Rudy Giuliani.
Thompson, da buon attore consumato, ha scelto il set televisivo del comico hollywoodiano Jay Leno per il proprio annuncio: “A proposito, c’é una cosa che volevo aggiungere: mi candido a presidente degli Stati Uniti”, ha buttato là con nonchalance in diretta Tv, trasmissione tra l’altro seguita da milioni di americani.

La scelta di tale momento per dichiarare la sua discesa in campo non è stata casuale perché proprio negli stessi minuti su Fox News gli altri candidati stavano rispondendo con un batti e ribatti a domande in un dibattito sul New Hampshire.
In più, con grossa astuzia, per rendere il messaggio ancora più incisivo, Thompson ha piazzato un suo spot televisivo proprio in mezzo al dibattito degli avversari e ha rincarato la dose invitando gli ascoltatori a entrare nel suo sito web, www.fred08.com, per seguire il video con il quale ha spiegato il programma presidenziale.

Il candidato, attore di “Law and Order”, da virtuale (presente solo su siti, blogroll e sondaggi) ora è pronto a scendere in campo fianco ai suoi avversari politici e, a mio modesto parere, si preannunciano scintille. Già le prime battute alla sua candidatura sono ovviamente arrivate durante il dibattito su Fox: “Forse Fred ha scelto di non partecipare al nostro dibattito perché è già passata l’ora in cui va a letto”, ha detto il senatore John McCain . Lo stesso dicasi per Romney che non è stato da meno: “Perché tutta questa fretta? Poteva prendersi un po’ di tempo e candidarsi, che so, a gennaio o febbraio prossimi…”. Anche Giuliani non si è risparmiato in battute citando Law and Order dove Thompson è uno dei protagonisti:” credo sia abbastanza bravo a interpretare me in Tv”.

E’ indubbio, battute a parte, che già da questi primi commenti sarcastici si può intravedere come i diretti concorrenti del Gop imposteranno la loro strategia contro l’ex senatore cercando bloccare in tutti i modi possibili i finanziamenti verso la sua campagna elettorale dipingendolo come un “ritardatario” e quindi non in grado di poter ottenere la piena fiducia degli elettori (questo succederà soprattutto negli stati chiave dei primi voti, come New Hampshire e Iowa) . Battute e strategie a parte, Fred Thompson fa paura e darà sicuramente filo da torcere, dato che al momento i conservatori americani fanno davvero fatica a riconoscersi in un candidato che li rappresenti tutti fino in fondo.

Thompson ha dalla sua la fortuna che non dovrà farsi conoscere più tanto, vista la sua notorietà d’attore e visto che la sua faccia entra già da tempo, tramite etere, in milioni di schermi americani ed in più le sue idee conservatrici e i suoi atteggiamenti alla Reagan, suoneranno rassicuranti per una parte d’America a cui non piacciono le posizioni di Giuliani o il look da amministratore delegato di Romney. Il suo atteggiamento da “uomo popolare” ed il suo accento del Sud, faranno il resto, per un popolo americano che inizia ad amare sempre meno l’establishment.

Tutto questo basterà però a battere un Giuliani in vetta ai sondaggi (è quasi alla pari con Hillary) nonostante tutta la brutta pubblicità che la guerra in Iraq ha dato al Grand Old Party? Di certo questi ultimi mesi che separano i primi voti alle primarie saranno incandescenti e tutti da seguire. E se per i democratici oramai sembra essere tutto segnato e scontato con la Clinton sul podio più alto, non si può dire lo stesso per i Repubblicani, dove la vera battaglia è appena cominciata.

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FRED THOMPSON

Settembre 10, 2007

Dal Blog:

Il mondo di Wolfie

Fred Thompson deve la sua fortuna politica a un trattore e alla stravagante ma azzeccata scelta del suo stratega elettorale Tom Ingram. Tennessee, primavera del 1994.
Fred Thompson, avvocato diventato lobbista, trasformatosi in attore, e “convertito” alla politica, fronte repubblicano, era in lizza per il Senato Usa.
A fronte di un’immagine solida, vincente, accattivante costruita nel decennio seguente, il Fred Thompson che si presentò alla sua gente, non era – nelle parole del politologo Mike Kopp – «esattamente elettrico». Eufemismo per dire che non sapeva eccitare i cuori.
In maggio, Thompson, indietro nei sondaggi, meditò di lasciare. E qui entrò in scena Ingram. «Sei come la tua gente, sali su questo pick-up rosso e gira le contee», gli ordinò.
Quel trattore lo catapultò al seggio che fu di Al Gore a Washington. Tredici anni dopo, Fred Thompson, 64 anni, è pronto a varcare la soglia del 1600 di Pennsylvania Avenue.
Aveva scartato l’idea di correre per la presidenza lo scorso anno. Ma le cose cambiano. Quando l’ex speaker della Camera Newt Gingrich, definì il lotto dei candidati del Gop «dei pigmei», Thompson intuì che si poteva fare. E l’altra sera l’ha fatto in diretta tv.
Se pure il giudizio di Gingrich sui «pigmei» è in linea con sue certe iperboli verbali, è pur vero che la base del partito non s’infiamma a pensare a Giuliani, o a McCain, o a Romney.
In fondo l’ex scialbo Fred Thompson, ha scoperto negli 8 anni al Senato (1994-2002) la stessa forza comunicativo e l’appeal di Reagan. Meno ideologico del 40esimo presidente, è l’unico che ricalca appieno i connotati del candidato ideale conservatore: falco quanto basta in politica estera, severo sull’immigrazione senza essere pregiudizievole a nuovi ingressi, contrario all’aborto e alla regolamentazione delle armi, e soprattutto sostenitore del contenimento della spesa pubblica.

A scorrere il suo curriculum però si scopre altro: fu il primo a salire sul carro della legge McCain-Feingold sulla riforma dei finanziamenti elettorali che ancora oggi fa ribollire di rabbia i conservatori.
E fu lui a criticare i compagni di partito per la crociata lanciata contro Clinton nel sexgate.
Piace alla base non solo per il suo “reaganismo”, per la sua aderenza ai principi conservatori, ma anche perché la sua è una «storia americana».
Nato in una famiglia umile di Lawrenceburg, un’infanzia serena alle spalle, la carriera di Thompson è costellata di scatti, frenate e opportunità piovute dal cielo e afferrate con incredibile e invidiabile intuito.
A 18 anni la sua fidanzata Sarah Lindsey restò incinta, la sposò subito e concluso il liceo si mise a lavorare.
Il matrimonio finì nei primi anni ’90 quando Fred incontrò l’attuale compagna Jeri, bellissima e capace assistente del Congresso, 20 anni più giovane e gran capo della campagna di “Fred 2008”.
Mr. Lindsey ai tempi titolare di uno studio legale, “costrinse” il genero Fred a laurearsi in legge. Da lì l’ascesa: prima avvocato nello studio di famiglia, poi il balzo a Washington membro della commissione d’inchiesta, versante repubblicano, sul Wategate.
Quando costrinse un tramortito assistente di Nixon, Alex Butterfield ad ammettere che c’erano sistemi per ascoltare le intercettazioni nello Studio Ovale, si accese per la prima volta la sua stella.
Prima di una lunga serie di “rivelazioni”. Tornato in Tennessee, gli venne chiesto di interpretare se stesso in un film. S’innamorò della recitazione. E fece carriera: fu l’ammiraglio in “Caccia a Ottobre rosso”, in “No Way Out” il capo della Cia. Ruoli da leader, forti, «presidenziali». Come quello di Arthur Branch, procuratore di New York nella serie “Law&Order” che lo ha catapultato nel gotha della tv.
Sarà anche per questa sovraesposizione mediatica che Thompson ha impiegato così tanto per scendere nell’arena. Ci pensò seriamente in marzo, quando già Hillary, Obama e Giuliani battevano l’America a caccia di appoggi e denari.
Lui si limitò a costituire un Comitato d’azione in base alla legge 527 e a «test the water» (liberamente traducibile in «sondare il terreno»).
Ciò gli ha permesso di raccogliere fondi ma di avere meno restrizioni rispetto a un vero e proprio comitato elettorale. Soprattutto la sua immagine di “quasi candidato” ha potuto bellamente fare capolino sulle tv, nei panni del “duro” e simpatico Arthur Branch, aggirando divieti e par condicio.
Ora però – dopo che ieri sera al Jay Leno show, Fred Thompson ha formalmente annunciato che correrà per la Casa Bianca – salire quello scalino sarà più difficile.
Gli avversari ora le acque le smuoveranno per bene.
E gli scheletri nell’armadio potrebbero saltare fuori a frotte. Già da un mese le indagini sul passato e i comportamenti dell’irreprensibile “procuratore” si erano intensificate: venne fuori che nel 1991 Thompson fece pressioni sulla Casa Bianca a favore di un’organizzazione pro-aborto e intascò oltre 700mila dollari. Il neo candidato dovrà pure spiegare il successo nel mondo dei lobbysti dei due figli proprio nel decennio coincidente con il suo impegno al Senato. Nulla comunque cui Branch-Thompson non sia preparato.
7 settembre 2007

Alberto Simoni

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Scende in campo Thompson, l’Obama reaganiano della Right Nation

Settembre 10, 2007

IL FOGLIO, 7 settembre 2007

New York. Ora è ufficiale, Fred Dalton Thompson si è candidato alla Casa Bianca 2008 per il Partito repubblicano. I suoi slogan sono “sicurezza, unità e prosperità”.

Il suo appeal è quello del vecchio conservatore del sud, moderato, rispettabile e nostalgico degli anni di Ronald Reagan.

Lo spazio politico che occupa è enorme, perché si rivolge a quella maggioranza di repubblicani non soddisfatta dai candidati di partito, perché infastidita dalle posizioni liberal di Rudy Giuliani sulle questioni etiche e perché non si fida di Mitt Romney.
Ex avvocato, ex senatore, ex lobbysta ed ex attore della serie tv Law & Order, e di vari altri film, Fred Thompson ha annunciato la sua decisione di correre per la presidenza degli Stati Uniti mercoledì sera, ospite dello show di Jay Leno, pochi minuti dopo la fine del dibattito presidenziale tra i candidati del Partito repubblicano.

Al confronto in New Hampshire Thompson non c’era, ma s’è parlato di lui fin dal primo minuto. John McCain ha detto che forse non c’era “perché per lui è l’ora della nanna”, scherzando sull’accusa più ricorrente nei confronti di Thompson, quella di essere “pigro”. Romney s’è chiesto “perché tutta questa fretta, perché non s’è preso un po’ più di tempo”, sottolineando l’altro grande dubbio degli esperti, quello secondo cui Thompson è sceso in campo troppo tardi, quando gli altri hanno già le casse piene e la macchina organizzativa ben oliata. Giuliani ha provato a trarne beneficio: “E’ stato davvero bravo a interpretare il mio ruolo in Law & Order”. Chi non ci scherza è un democratico, Terry McAuliffe, mastino clintoniano ed ex presidente del partito. McAuliffe, anzi, è “agitato” per la presenza di Thompson, anche perché in passato ha già imparato “a non sottovalutare mai un attore di film di serie B”.


La pre campagna di Thompson ha stentato nella raccolta fondi e non è ancora riuscita a trovare un assetto definitivo nella squadra di consiglieri. I sondaggi, invece, vanno più che bene, specie se si considera che di fatto non ha ancora speso un dollaro. Su scala nazionale Thompson è costantemente al secondo posto, dietro Giuliani, anche se in Iowa e in New Hampshire è terzo o quarto.
E’ probabile che la sua discesa in campo danneggi Romney e favorisca Giuliani, perché Thompson si presenta come l’unico vero e tradizionale conservatore del gruppo, il ruolo che in questi mesi ha provato a ritagliarsi Romney.

Thompson non è liberal su aborto, gay, armi e immigrazione, come Giuliani. Non è uno che cambia idea in base alle convenienze politiche, come Romney. Non è un personaggio incontrollabile, come John McCain. Non è nemmeno un fondamentalista, come Mike Huckabee e Sam Brownback.

Thompson, insomma, si presenta come il candidato del conservatorismo di buonsenso, della difesa della Costituzione, del federalismo, del taglio delle tasse, della difesa dei confini e della sicurezza americana. I suoi critici ricordano però che anche lui in passato è stato ambiguo su aborto e gay e non dimenticano il sostegno alla legge McCain sulla limitazione dei finanziamenti elettorali, che secondo l’ala libertaria del partito è una violazione della libertà di parola.
In un certo senso, Thompson è il Barack Obama dei repubblicani, perché come il senatore nero dell’Illinois punta su ciò che la sua candidatura rappresenta, più che sulle sue posizioni politiche.

Come Obama, Thompson è vago sulle ricette per il futuro dell’America, anche se per quelle c’è ancora tempo. Preferisce, invece, presentarsi come il candidato che ispira fiducia, moderazione e ottimismo sulle capacità intrinseche dell’America. Come Obama, Thompson propone di superare le divisioni partitiche e di cambiare il tono di Washington.

A differenza di Obama, però, non gli manca l’esperienza politica (e nemmeno quella di lobbysta). Thompson è entrato nei tinelli degli americani già ai tempi del Watergate. Fu lui, durante l’inchiesta congressuale, a porre in diretta tv la domanda che chiuse l’era Nixon.

Qualche settimana fa, il New York Times ha condotto un’indagine su quella esperienza, forse con la speranza di trovarci qualche suo passo falso, ma ne è uscito un ritratto di correttezza bipartisan e di indipendenza di giudizio.

Da avvocato, Thompson ha fatto cadere il governatore corrotto del Tennessee, poi è stato eletto senatore due volte, con 20 punti di scarto in uno stato vinto da Clinton. Al Senato ha avuto un ruolo nell’inchiesta sul Sexgate, ma al momento del voto s’è distaccato dall’ala più oltranzista.

Si è occupato molto di intelligence, anche dal suo ufficio all’American Enterprise Institute. George Bush gli ha affidato il compito di preparare il giudice supremo John Roberts all’audizione di conferma del Senato. Il coraggio politico non gli è mai mancato, tanto da aver guidato il team in difesa di Lewis Libby, il capo dello staff di Dick Cheney implicato nel Ciagate.

Il Wall Street Journal ha definito il suo stile “populismo popolare”, ma teme che i buoni sentimenti non siano sufficienti. Ora che è in campo, ha scritto il Journal, Thompson dimostri di avere voglia, passione e capacità di presentare nuove e coraggiose idee di riforma.


Christian Rocca

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Fred Thompson: Alea iacta est

Settembre 9, 2007

La politica estera mi ha sempre affascinato, forse perché per politica estera intendo principalmente la lotta politica negli Stati Uniti, dove si confrontano due visioni, due progetti incarnati in due uomini.
Se devo essere sincero la mia passione politica nacque nel 1964, ma non so se arrivò grazie alle vicende della presidenza della repubblica italiana, la malattia e le dimissioni di Antonio Segni con la successiva elezione “in bianco e nero” e oltre venti votazioni, con l’allora presidente della camera Brunello Bucciarelli Ducci che apriva il bigliettino e pronunciava il nome “De Marsanich”… “Longo” … “Leone” … “Nenni” …. “Saragat” (poi risultato eletto), oppure se deriva dalla campagna americana dello stesso anno, dove si confrontavano Lindon B. Johnson – successore di Kennedy e responsabile della politica delle quote e dei c.d. “diritti sociali” nonché dell’incapacità di chiudere la guerra in Vietnam utilizzando tutta la forza militare di cui disponevano gli Stati Uniti – opposto al candidato di bandiera, senza speranze vista l’emozione causata dalla morte di Kennedy, dei Repubblicani Barry Goldwater.
Così, oggi, alterno alle vicende della nostra politica interna (per la quale basterebbe una battuta: “Domenici e il suo collega di Bologna – peraltro estraneo alla città – chiedono poteri di polizia per i sindaci. D’accordo, se tutti i sindaci fossero come Gentilini … “) per chiosare brevemente la discesa in campo di Fred Thompson quale aspirante candidato alla Casa Bianca tra i Repubblicani (notoriamente oggetto del mio interesse, visto che mai e poi mai potrei immaginarmi votare per un candidato Democratico).
Finalmente i Repubblicani hanno quel candidato, che avrebbe potuto essere ma non è stato John McCain, solidamente conservatore, senza i ghiribizzi omofili di Giuliani e che può rappresentare l’America profonda.
L’America che dato due vittorie a George W. Bush e che è ancorata a Valori e Ideali che le fanno anche sacrificare i propri figli nel nome di un obiettivo più alto del semplice “tiriamo a campà”.
Così nel sito degli amici di Fred Thompson leggiamo le tre parole che probabilmente caratterizzeranno la sua campagna elettorale: “security – unity – prosperity” che possiamo tradurre in “Sicurezza, Coesione, Benessere”.
Tutti principi che possiamo tranquillamente fare nostri.
Sicurezza per garantire ai cittadini, Occidentali, la possibilità di vivere e lavorare in pace, senza disturbi da parte di chi propugna la violenza, la guerra e la morte.
Coesione perché solo con l’unità di tutti e di tutte le nazioni Occidentali è possibile “tenere a bada” i rigurgiti imperialisti e totalitari che rappresentano il dna del comunismo, del terzomondismo e dell’islamismo.
Benessere perché con la sicurezza, garantita dall’unità degli Occidentali, riusciamo a far marciare a pieno ritmo quel sistema, quel modello di sviluppo che è il migliore mai sperimentato sulla terra e che ha dato benessere a un numero sempre maggiore di persone.
Ovvio – e lo dico preventivamente per stoppare i critici – che mentre Thompson dice tutto ciò con gli occhi rivolti al suo Grande Paese, io l’ho declinato in senso globale.
Ed ha un senso perché una volta che un candidato viene eletto Presidente degli Stati Uniti, indossa, secondo la nota teoria di Henry Kissinger, quattro cappelli:
capo del partito Repubblicano Americano,
capo delle Forze Armate Americane.
capo degli Stati Uniti d’America
,
ma anche, da almeno 60 anni,
capo del Mondo Libero Occidentale.
L’elezione del Presidente degli Stati Uniti, quindi, molto più che qualunque altra elezione in altre nazioni, ci riguarda da vicino e può influire sul nostro futuro.
Che si candidi un Fred Thompson, vero conservatore, non può che aumentare la nostra fiducia nel futuro degli Stati Uniti e di tutti noi.

da Blacknights