
FRED THOMPSON
Settembre 10, 2007Dal Blog:
Fred Thompson deve la sua fortuna politica a un trattore e alla stravagante ma azzeccata scelta del suo stratega elettorale Tom Ingram. Tennessee, primavera del 1994.
Fred Thompson, avvocato diventato lobbista, trasformatosi in attore, e “convertito” alla politica, fronte repubblicano, era in lizza per il Senato Usa.
A fronte di un’immagine solida, vincente, accattivante costruita nel decennio seguente, il Fred Thompson che si presentò alla sua gente, non era – nelle parole del politologo Mike Kopp – «esattamente elettrico». Eufemismo per dire che non sapeva eccitare i cuori.
In maggio, Thompson, indietro nei sondaggi, meditò di lasciare. E qui entrò in scena Ingram. «Sei come la tua gente, sali su questo pick-up rosso e gira le contee», gli ordinò.
Quel trattore lo catapultò al seggio che fu di Al Gore a Washington. Tredici anni dopo, Fred Thompson, 64 anni, è pronto a varcare la soglia del 1600 di Pennsylvania Avenue.
Aveva scartato l’idea di correre per la presidenza lo scorso anno. Ma le cose cambiano. Quando l’ex speaker della Camera Newt Gingrich, definì il lotto dei candidati del Gop «dei pigmei», Thompson intuì che si poteva fare. E l’altra sera l’ha fatto in diretta tv.
Se pure il giudizio di Gingrich sui «pigmei» è in linea con sue certe iperboli verbali, è pur vero che la base del partito non s’infiamma a pensare a Giuliani, o a McCain, o a Romney.
In fondo l’ex scialbo Fred Thompson, ha scoperto negli 8 anni al Senato (1994-2002) la stessa forza comunicativo e l’appeal di Reagan. Meno ideologico del 40esimo presidente, è l’unico che ricalca appieno i connotati del candidato ideale conservatore: falco quanto basta in politica estera, severo sull’immigrazione senza essere pregiudizievole a nuovi ingressi, contrario all’aborto e alla regolamentazione delle armi, e soprattutto sostenitore del contenimento della spesa pubblica.
A scorrere il suo curriculum però si scopre altro: fu il primo a salire sul carro della legge McCain-Feingold sulla riforma dei finanziamenti elettorali che ancora oggi fa ribollire di rabbia i conservatori.
E fu lui a criticare i compagni di partito per la crociata lanciata contro Clinton nel sexgate.
Piace alla base non solo per il suo “reaganismo”, per la sua aderenza ai principi conservatori, ma anche perché la sua è una «storia americana».
Nato in una famiglia umile di Lawrenceburg, un’infanzia serena alle spalle, la carriera di Thompson è costellata di scatti, frenate e opportunità piovute dal cielo e afferrate con incredibile e invidiabile intuito.
A 18 anni la sua fidanzata Sarah Lindsey restò incinta, la sposò subito e concluso il liceo si mise a lavorare.
Il matrimonio finì nei primi anni ’90 quando Fred incontrò l’attuale compagna Jeri, bellissima e capace assistente del Congresso, 20 anni più giovane e gran capo della campagna di “Fred 2008”.
Mr. Lindsey ai tempi titolare di uno studio legale, “costrinse” il genero Fred a laurearsi in legge. Da lì l’ascesa: prima avvocato nello studio di famiglia, poi il balzo a Washington membro della commissione d’inchiesta, versante repubblicano, sul Wategate.
Quando costrinse un tramortito assistente di Nixon, Alex Butterfield ad ammettere che c’erano sistemi per ascoltare le intercettazioni nello Studio Ovale, si accese per la prima volta la sua stella.
Prima di una lunga serie di “rivelazioni”. Tornato in Tennessee, gli venne chiesto di interpretare se stesso in un film. S’innamorò della recitazione. E fece carriera: fu l’ammiraglio in “Caccia a Ottobre rosso”, in “No Way Out” il capo della Cia. Ruoli da leader, forti, «presidenziali». Come quello di Arthur Branch, procuratore di New York nella serie “Law&Order” che lo ha catapultato nel gotha della tv.
Sarà anche per questa sovraesposizione mediatica che Thompson ha impiegato così tanto per scendere nell’arena. Ci pensò seriamente in marzo, quando già Hillary, Obama e Giuliani battevano l’America a caccia di appoggi e denari.
Lui si limitò a costituire un Comitato d’azione in base alla legge 527 e a «test the water» (liberamente traducibile in «sondare il terreno»).
Ciò gli ha permesso di raccogliere fondi ma di avere meno restrizioni rispetto a un vero e proprio comitato elettorale. Soprattutto la sua immagine di “quasi candidato” ha potuto bellamente fare capolino sulle tv, nei panni del “duro” e simpatico Arthur Branch, aggirando divieti e par condicio.
Ora però – dopo che ieri sera al Jay Leno show, Fred Thompson ha formalmente annunciato che correrà per la Casa Bianca – salire quello scalino sarà più difficile.
Gli avversari ora le acque le smuoveranno per bene.
E gli scheletri nell’armadio potrebbero saltare fuori a frotte. Già da un mese le indagini sul passato e i comportamenti dell’irreprensibile “procuratore” si erano intensificate: venne fuori che nel 1991 Thompson fece pressioni sulla Casa Bianca a favore di un’organizzazione pro-aborto e intascò oltre 700mila dollari. Il neo candidato dovrà pure spiegare il successo nel mondo dei lobbysti dei due figli proprio nel decennio coincidente con il suo impegno al Senato. Nulla comunque cui Branch-Thompson non sia preparato.
7 settembre 2007



