Archive for the ‘articoli su Fred’ Category

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Bye bye Fred

gennaio 23, 2008

Dal blog RDMV20

L’ex senatore Fred Thompson, ha annunciato il suo ritiro dalla corsa per le Presidenziali degli Stati Uniti d’America:

“Oggi ho ritirato la mia candidatura per la presidenza degli Stati Uniti. Spero che il mio paese ed il mio partito abbiano apprezzato lo sforzo fatto. Ringrazio per l’incoraggiamento delle molte persone che mi sono state vicine alle quali sarò sempre grato”

Già durante le primarie in South Carolina giravano le voci riguardanti il suo abbandono poi di fatto rese pubbliche da lui stesso: “Se non dovessi trovare un buon risultato in South carolina dovrò pensarci…vedremo…”. Alla fine credo che il buon senso abbia avuto il sopravvento. Sceso in campo troppo tardi (settembre) il protagonista di Law and Order si è perso in un’apatia disarmante per una campagna elettorale poco incisiva, senza essere in grado di capitalizzare la sua enorme notorietà conquistata via cavo. Thompson non era un novellino della politica, nel 1994 fu eletto al Senato degli Stati Uniti e ha rappresentato il Tennessee per otto lunghi anni.
Salutai la sua discesa in campo con un cauto ottimismo, forse per via dei dejavu passati di attori presidenti. Aveva tutte le carte in regole per fare un ottima campagna elettorale ed invece Thompson ha dimostrato di essere poco leader e poco presente rispetto a personaggi forse più astuti e più attenti. Mike Huckabee gli ha tolto presto la scettro mettendolo in un angolo. Sperava tutto nel South Carolina l’ex senatore, sperava nella sua gente del Sud, ma non è bastato. Un triste terzo posto senza infamia e senza onore ha di fatto bocciato le sue aspirazioni anche se, è bene dirlo, proprio negli ultimi tempi sembrava essersi risvegliato. Troppo tardi però. Lo scarso fund-raising ed i sondaggi impetosi in Florida, California e nel prossimo “Super-Tuesday” devono aver avuto il sopravvento su qualsiasi tipo di velleità. Ora sono cinque i candidati rimasti in corsa McCain, Giuliani, Paul, Huckabee e Romney. Dove potrebbero andare adesso i voti dei fedeli di Fred? Verrebbe da pensare immediatamente ad un candidato come Huckabee, ma è ancora presto per dirlo visto che Thompson fece l’endorsement a McCain nel 2000 contro George W. Bush.

Intanto la prossima tappa per Republicani (La Florida) vede risultati contrastanti. Per Rasmussen c’è Romney in testa al 25%, subito dietro McCain al 20% e Giuliani al 19%. Inverse le previsioni per Survey USA che da McCain al 25%, Rudolph Giuliani al 20%, Mitt Romney al 19% e Mike Huckabee al 14%.

Ora invece il calendario ci indica nuovamente – come data più vicina per le prossime primarie – lo stato del South Carolina, teatro di voto con le primarie Democratiche. Abbiamo assistito proprio ieri al dibattito a tre Clinton, Obama ed Edwards il quale si è dimostrato senza dubbio il più in forma in mezzo ai due litiganti ormai in conflitto da settimane. Come già avevo espresso pochi giorni fa, Edwards sarà l’ago della bilancia nel momento di sostenere uno dei due front runner alla corsa per la Casa Bianca, a meno che nel Big Tuesday non possa fare un miracolo, ma ne dubito. Il risultato in questo Stato del Sud è comunque scontato, con Obama che dovrebbe trionfare sulla ex First Lady. Tutti i sondaggi infatti sono per il leader di colore con una media RCP di dieci punti percentuale superiore rispetto alla Clinton.

Per concludere diamo anche una sguardo alle quote di Intrade sul Nazionale, che vede in testa per i Dems Hillary al 66,1% e per i Repubblicani McCain al 51%.

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I Conservatori torneranno da Thompson

dicembre 28, 2007

Sebbene nei sondaggi ora Fred sia al quinto posto, le cose sono ancora tutte da vedere.

Secondo il blogger Land of Da Free,

Fred Thompson ha la piu’ alta quota di attitudine favorevole a lui in Iowa.

Fred Thompson is viewed favorably by 77% of likely Iowa Republican Caucus goers according to Rasmussen’s latest Iowa Polling (Dec 19). That is the highest favorable rating of any Republican candidate. Romney’s favorability rating is at 73%, Huckabee 67%, McCain 63% and Giuliani 58%.

É anche il secondo nella lista dei votanti repubblicani in Iowa.

“Among those who say there’s a good chance they could change their mind, Thompson and Huckabee top the second choice list” according to Rasmussen.

Sempre piu’ repubblicani lo vedono come vero Conservatore

In a Rasmussen Poll of 800 likely voters December 10 – December 18, 50% of Republicans view Fred Thompson as conservative. Trailing Thompson is Huckabee, who is viewed as conservative by 43% of Republican voters, compared to 41% of voters who view him as moderate or liberal (a 15% increase from the last poll)

Ha la quota piu’ alta di pareri favorevoli a vederlo come Candidato Nazionale

The Rasmussen Reports daily Presidential Tracking Poll shows that Thompson is viewed favorably by 67% of Republican voters. McCain and Giuliani are viewed favorably by 65%, Huckabee by 64%, and Romney by only 59%.

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Kristol: Thompson and McCain Should Go Presidential

dicembre 12, 2007

December 11, 2007 • By William Kristol

Poor Mitt Romney. He’s a serious guy, with an impressive grasp of complicated issues. He wants to be president, presumably, to accomplish big things. And now he’s reduced to trying to fend off Mike Huckabee in Iowa with an ad highlighting a trivial pseudo-difference on a tiny aspect of their respective gubernatorial records, on the question of what benefits states should provide or deny to the kids of illegal immigrants.

The ad (every word of which is obviously and clunkily a product of polling and focus-grouping) may hurt Huckabee – though I’m doubtful Christian conservatives will necessarily rally to a guy who’s so proud he denied kids of illegal immigrants who attended public high schools in the state the opportunity to go to state colleges. But it sure makes Romney look small. Meanwhile, Giuliani’s shrinking, and Huckabee hasn’t exactly articulated a national vision.

This gives John McCain and Fred Thompson a big opportunity. In tomorrow’s debate, they can go presidential. They can draw a contrast with the squabbling governors and mayor next to them on stage. It is, after all, a wartime election, even if voters occasionally forget it. There are, after all, big domestic issues at stake, like entitlement reform and the courts. Thompson and McCain are lagging in the polls, but they are (now more than ever, ironically) the most presidential candidates in the race. Can one of them pull off an upset by refusing to pander and to squabble, by refusing to stoop to (try to) conquer?

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Giuliani e Romney lottano con Huckabee alla finestra

dicembre 6, 2007

Riporto di seguito l’articolo di Lino Mannocchia da News Italia Press:

New York – La morsa di freddo glaciale, la neve ed il ghiaccio che colpiscono metà del Nord America non frenano la determinazione dei candidati democratici e repubblicani impegnati a illustrare, sempre più, la loro posizione politica che dovrebbe lanciarli nelle alte sfere presidenziali.
Anche l’atto inconsulto dell’alienato cittadino del New Hampshire, che sabato si presentò nell’ufficio stampa della senatrice Hillary Clinton, indossando una carica esplosiva -risultata innoqua- con l’intenzione di parlare con la candidata democratica, assente, e per sei ore tenne occupati dozzine di agenti giunti dai vari centri viciniori, per poi arrendersi, non ha mutato l’atmosfera elettorale.

E’ stato più interessante, invece, l’uragano di ‘poll’ scatenato dai più impensati giornali ed Internet i quali, all’ultima ora, danno in testa Barack Obama con 28 punti su Hillary (25) ed Edward (23) e dall?altro campo l’ex governatore dell’Arkensas Mike Huchabee primo con 29 punti, seguito da Mitt Rodney (24) e Rudy Giuliani (13). La fluida situazione va incontro al solito margine d’errore del 4,4% pertanto la classifica di testa marcia sulla parita.
L’italo americano è stato il piu affaccendato nel tentativo di respingere e chiarire il capo di accusa che lo vede soggetto di abuso di somme ingenti usate per la protezione che spetta al Sindaco, e agli altri personaggi direttivi. Il candidato newyorkese avrebbe abusato però spendendo oltre che per la protezione personale, anche quella della moglie attuale e nel contempo della fidanzata del Southampton (Long Island). Quasi non bastasse, alcuni agenti hanno riferito che molto spesso erano adibiti anche a far passeggiare i cani del Sindaco e della fidanzata. Come abbiamo già rivelato, l’ultimo ex Commissioner di Polizia, figura alquanto grigia e soggetta ad inchieste, resta ancora l’ombra negativa dell’italo americano.

Anche l’aiuto (celebrità-finanziaria) di personaggi di Hollywood, Tv ed altro, come l’attrice-cantante Barbara Straisen o Hopry Hunprey, la nota presentatrice Tv di colore e tanti altri, ora viene a galla e da spago alle critiche e commenti, pur sapendo che, è risaputo, quell’appoggio non ha sempre dato i frutti sperati.

GIULIANI CONTRO ROMNEY
Ma se Giuliani nicchia, Mitt Romney non sorride. Dopo circa un anno di cavalcate pubblicitarie nello Iowa e New Hampshire, l’ex governatore ora affronta due sfidanti di destra (Mike Huckabee-Fred Thompson) ed uno di sinistra Rudy Giuliani. E, pressato da ambo i lati e fa acqua di voti. Si ricorda il dibattito di St Petersburgh (Florida) allorchè Mitt massacrò l’italoamericano sulla questione dell’immigrazione illegale che fece raccogliere punti di vantaggio a Huckabee,il quale, a parte qualche scossa, rimane serenamente in testa quale alternativa di Giuliani, per i social- conservativi. E non è Mormone. Molti republicani rimangono pensierosi pensando che nominando un mormone, offrirebbero l’elezione presidenziale ai democratici. Romney è additato come un flip-flop per l’aborto, per la sua politica evasiva e la non attendibilità a proposito dei diritti dei gay, e se ancora resta leggermente a galla su Giuliani lo deve ai milioni spesi a piene mani negli ultimi mesi. E’ opinione generale che Romney , in cerca di un ombrello capace di proteggerlo dalla pioggia politica battente, se non vince nello Iowa, può considerarsi finito.
Dal canto suo. Giuliani resta un enigma. Non si capisce perchè, come avemmo a dire, l’ex Sindaco non spende per la propaganda, pur avendo fondi in abbondanza.Comunque, pur perdendo in ambedue gli Stati, ma restando egualmente in campo lottando senza soste, grazie alla sua notorietà nazionale, Rudy, al pari di Hillary Clinton, non potrà andare K.O. all’inizio del duro combattimento.

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Thompson può ancora farcela, parola di Premio Pulitzer

ottobre 19, 2007

Intervista con Michael Goodwin di Alessandro M. Gisotti

Da L’Occidentale

Il presidente l’ha già fatto per tre volte. Sul set cinematografico. Questa volta, però, Fred Thompson cerca di fare il grande salto dalla fiction alla realtà. All’attore e già senatore del Tennessee il carisma non manca, ma per vincere la nomination repubblicana non basta. Ce la farà a sorpassare Rudy Giuliani? E, soprattutto, riuscirà a tirare su il morale dell’elettorato repubblicano piuttosto depresso e demoralizzato, come ha rilevato recentemente il settimanale neoconservatore The Weekly Standard? Abbiamo girato queste domande a Michael Goodwin, editorialista del New York Daily News e vincitore nel 1999 del premio Pulitzer.

Qualcuno ritiene che Thompson sia sceso in campo troppo tardi. Cosa ne pensa?

“Se non c’è dubbio che Thompson è entrato tardi nella campagna elettorale rispetto agli altri candidati, tuttavia la sua discesa in campo non è avvenuta in modo tardivo in termini assoluti. Anzi, secondo gli standard delle tornate elettorali recenti, si è candidato al momento in cui più o meno la maggioranza dei candidati lo ha fatto nelle ultime elezioni, cioè verso la fine dell’anno prima delle presidenziali. Sebbene questa volta la stagione elettorale sia partita prima del solito, Thompson ha ancora molto tempo per fare una buona campagna visto che le primarie iniziano a gennaio e i grandi Stati votano tutti tra febbraio e marzo”.

Dopo il suo primo dibattito presidenziale, in Michigan, lei ha scritto che Thompson non va sottovalutato. Può ravvivare le speranze di vittoria del GOP?

“Al momento, non vedo alcun candidato in grado di ravvivare le speranze del GOP. Il partito è diviso tra diversi candidati e molti sondaggi mostrano i Democratici in vantaggio su numerosi temi, come quello della sanità, che sono in cima, in questo momento, alle preoccupazioni della gente. Il mio punto di vista è che Thompson ha superato nel dibattito le non grandi aspettative nei suoi confronti. In questo senso, e in considerazione del suo buon posizionamento nei sondaggi, ritengo che la sua candidatura vada presa sul serio”.

Quali sono i punti deboli e i punti forti di Fred Thomspon?

“La sua forza è nella sua riconoscibilità, rafforzata dalla sua carriera di attore, e dal suo background, il suo essere del Sud e antiabortista, condizioni diventate quasi obbligatorie nel GOP moderno. La sua debolezza è nella fama che si è fatto di essere pigro, con poca energia e di non avere quella spietata determinazione necessaria a sopportare una lunga lotta senza esclusione di colpi. Peraltro, dopo il suo primo dibattito non è comparso in alcun evento pubblico per 5 o 6 giorni. Un fatto inspiegabile, considerando che la maggior parte dei giudizi sul dibattito erano stati buoni. Era l’occasione giusta per sfruttare il momento. Questo comportamento ha rafforzato l’idea di quanti ritengono che Thompson non sia pienamente convinto della sua scelta di correre per la Casa Bianca e che non abbia la forza necessaria per ottenere la vittoria”.

In che modo la candidatura di Thompson incide sugli avversari, soprattutto il frontrunner Giuliani?

“I sondaggi mostrano che il vantaggio di Giuliani ha cominciato ad assottigliarsi man mano che si confermava la decisione di Thompson di candidarsi. C’è una certa logica nel fatto che gli altri sfidanti, soprattutto John McCain e Mitt Romney, non abbiano compiuto grandi progressi nei confronti di Giuliani. Thompson è emerso come una alternativa che può corrispondere alle caratteristiche di un tradizionale candidato del GOP, così alcuni elettori scontenti di Giuliani hanno cominciato a guardare a Thompson. Inoltre, la copertura dei mass media è stata prevalentemente favorevole, dando a Thompson una spinta in avanti prima ancora che scendesse in campo. Considerato tutto questo, non sorprende che Thompson abbia ottenuto risultati soprattutto a danno di Giuliani. D’altra parte, è altrettanto vero che il suo successo ha impedito a Romney e McCain di raccogliere nuovi consensi, con il risultato che Giuliani ha mantenuto il suo status di primo nella corsa”.

In Europa, Thompson è quasi esclusivamente conosciuto come attore. Che idea hanno gli americani di lui come politico?

“Anche molti americani lo conoscono soprattutto come attore. Tuttavia, è probabile che gli elettori repubblicani, che tendono ad essere molto coinvolti nel processo elettorale, conoscano meglio dei Democratici o degli Indipendenti il suo programma politico”

Se, come al momento è ampiamente previsto, Hillary Clinton ottenesse la candidatura presidenziale, Thompson potrebbe reggere il confronto?

“Dipende tutto da Thompson. Se continua a stare sulle sue e ad alimentare dubbi sul proprio impegno, allora non credo che vincerà la nomination repubblicana. La maggior parte dei Repubblicani ha una pessima idea di Hillary Clinton e non nominerebbe mai un candidato perdente in partenza. Thompson deve alzare il suo livello di energia per convincere gli elettori delle primarie che può farcela. Nel frattempo, questa condizione favorisce Giuliani. Molti sondaggi mostrano che, tra gli elettori Repubblicani, Giuliani viene considerato in grado di battere la Clinton in un’eventuale sfida per la presidenza. Ecco perché la sta attaccando duramente fin da adesso. Giuliani ritiene che questa strategia gli farà conquistare punti tra gli elettori delle primarie e così potrà assicurarsi il ticket repubblicano per la nomination”.

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Bene il dibattito di Dearborn

ottobre 12, 2007

Da News Italia Press

Dearborn

Ieri sera i candidati Repubblicani alle elezioni Presidenziali americane del 2008 si sono affrontati nel sesto grande dibattito pubblico interno al partito Repubblicano .

Per la prima volta, oltre a John McCain, Mitt Romney e Rudolph Giuliani sul palco c’è stato anche Fred Thompson, il governatore del Tennessean, che da outsider è riuscito a diventare il principale rivale del favorito Giuliani . Il dibattito, promosso dal partito Repubblicano del Mitchigan si è concentrato molto sui temi economici.

Dopo una fase iniziale più distesa in cui i candidati si sono scambiati anche complimenti reciproci, in particolare al nuovo arrivato Thompson ed in cui il moderatore a rivolto domande generiche, si è poi passati allo scontro vero e proprio, che ha visto come protagonisti centrali Romney e Giuliani.

L’oggetto del loro dibattito sono state le tasse: “Ho abbassato le tasse del 17% . – ha attaccato Giuliani – Sotto di lui (Romney) sono cresciute di 11 punti per capita. Io ho fatto una cosa, lui un’altra“. Ma Giuliani non ha nemmeno avuto il tempo di concludere che già Romney si stava difendendo bollando le dichiarazioni dell’ex sindaco di New York come “baloney” ovvero sciocchezze. “Sindaco, pensa ai fatti tuoi. – ha risposto seccato Romney – Non è vero che ho aumentato le tasse in Massachusset, le ho diminuite“.

La seconda grande questione che ha suscitato le maggiori polemiche è stata la “line item veto“. Anche in questo caso è stato Giuliani a sollevare il polverone giudicandola incostituzionale e pertanto accusando i suoi sostenitori, fra cui Romney e McCain, di appoggiare un provvedimento che va contro le stesse leggi federali.

Durante la serata si è spaziato in molte direzioni affrontando temi quali il libero commercio, l’ambiente ed il calo di fiducia della popolazione verso le istituzioni, ma, riguardo questi argomenti, non c’è stato un vero e proprio dibattito ed i candidati si sono limitati ad esprimere le proprie convinzioni per altro piuttosto simili fra loro. Alla fine si è ritornati ad un clima molto disteso con Romney che ha ironizzato sull’entrata in scena di Thompson in uno degli ultimi dibattiti, paragonandola ad uno dei suoi ingressi nella serie “Low & Order“.

Thompson stesso, invece, incalzato da una domanda della moderatrice Maria Bartiromo su come si sentiva ad essere presente per la prima volta al grande confronto, ha risposto “di essere felice nell’essere qui” aggiungendo che “senza di lui le cose erano più noiose“. Forse per la grande attesa creata nel pubblico o perché comunque si è dimostrato preparato ed attivo, Fred Thompson, alla fine della serata, è stato quello che probabilmente ha ottenuto un risultato migliore.

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Perché Giuliani non convince i credenti

ottobre 12, 2007

Da l’OCCIDENTALE

a cura di Alessandro M. Gisotti

Da ragazzo aveva seriamente pensato di diventare sacerdote. Ora la religione può rappresentare un grosso ostacolo nella sua marcia di avvicinamento alla Casa Bianca. Rudy Giuliani è saldamente in testa nei sondaggi sul gradimento dell’elettorato repubblicano e nell’ultimo trimestre si è piazzato al primo posto nella raccolta di fondi elettorali. Eppure, il sindaco d’America non riesce proprio a smorzare gli animi dei christian conservative, componente di peso della base repubblicana, che contestano al cattolico Giuliani le posizioni liberal sulle grandi questioni etiche (aborto e omosessualità) e una vita personale poco in linea con i valori del Grand Old Party (due divorzi e tre matrimoni).

L’ultima spina nel fianco del frontrunner repubblicano l’ha conficcata l’arcivescovo di St. Louis, Raymond Burke, il quale, la settimana scorsa, ha affermato che, in ragione delle posizioni filoabortiste di Giuliani, gli negherebbe il sacramento della Comunione. Parole che ricalcano quanto il vescovo americano affermò 4 anni fa nei confronti di John F. Kerry, candidato Democratico alla presidenza, anch’egli cattolico e pro choice in materia di aborto. Giuliani ha cercato di gettare acqua sul fuoco, rispondendo che mons. Burke è libero di avere una sua opinione, come ne hanno tanti altri. In realtà, il presule di St. Louis non ha espresso una sua idea, ma ha ripetuto quanto stabilisce sulla questione il Catechismo della Chiesa Cattolica. Un documento fondamentale (e vincolante) per i fedeli cattolici. Dal canto suo, Mayor Rudy, fin dall’inizio della sua campagna elettorale, ha affermato di non essere un cattolico praticante, ammettendo di non andare a Messa regolarmente.

L’atteggiamento di Giuliani aveva già trovato negli ultimi mesi, le critiche di un membro dell’episcopato statunitense, il vescovo di Providence, Thomas Tobin, che aveva definito la posizione di Giuliani confusa e ipocrita. D’altro canto, si era capito che aria tirava fin dall’11 marzo scorso quando il settimanale National Catholic Register aveva pubblicato un editoriale di fuoco dal titolo No Deal, Rudy, “Nessun affare, Rudy”. “I Repubblicani – avvertiva il NCR – hanno conquistato il voto cattolico per anni grazie alle loro posizioni pro-life. Se ora proporranno un presidente abortista, questo risultato costruito negli anni svanirà dall’oggi al domani”. Anche la burrascosa vita sentimentale dell’ex sindaco di New York è stata presa sotto tiro dalla destra religiosa. Nel 1968, Giuliani si sposa con sua cugina Regina Peruggi. Dopo 14 anni divorzia, ottenendo l’annullamento dal tribunale ecclesiastico. Quindi, si risposa nel 1984 con la giornalista Donna Hanover, anche lei già divorziata. Infine, nel 2003, il matrimonio con l’infermiera Judith Nathan. Il divorzio con la Hanover è stato preceduto da una battaglia durissima che ha coinvolto anche i figli. Giuliani aveva una relazione con la Nathan già prima della rottura con la moglie. Nel 2002 Giuliani annuncia l’intenzione di separarsi dalla Hanover durante una conferenza stampa. Niente di straordinario, se non fosse che anche la moglie lo viene a sapere in quel modo.

La vita stile soap opera di Giuliani fa venire i mal di pancia a molti conservatori tanto che il blogger Stephen Dillard ha addirittura dato vita al sito Internet “Catholic Against Rudy”. Intervistato dall’Associated Press ad agosto, Dillard ha dichiarato: “Il modo in cui ha trattato la moglie ci fa capire che idea ha Giuliani della famiglia e del matrimonio e che valore dà all’insegnamento della Chiesa sull’adulterio e il divorzio”. Sembra comunque lontana l’ipotesi che i christian conservative possano presentare un proprio candidato, qualora Giuliani ottenesse la nomination repubblicana. L’ex governatore dell’Arkansas ed ex pastore battista, Mike Huckabee, si è detto indisponibile ad una candidatura anti Giuliani. “Una mia candidatura terza”, ha affermato in un’intervista al Washington Post, “servirebbe solo ad aiutare Hillary Clinton. Non penso che sia una buona strategia da parte di coloro che vogliono portare avanti una politica in favore della famiglia e della difesa della vita. Se vogliono farlo, la cosa migliore è che mi aiutino a conquistare la nomination repubblicana”. Intanto, nonostante la “questione religiosa” sia un rompicapo difficile da risolvere Rudy Giuliani non perde la calma e soprattutto il suo ben noto senso dell’humour. In una delle ultime interviste, sollecitato per l’ennesima volta sulla sua vita personale, ha risposto lapidario: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!”

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