Archive for the ‘articoli’ Category

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Romney si é preso il Michigan

gennaio 16, 2008

Romney 39 %

McCain 30%

Huckabee 16 %

Paul   6 %

Thompson  4 %

Giuliani  3 %

É una gara appassionante. Nessuno puo’ fare previsioni.

Comunque ultimamente Thompson ha fatto degli ottimi interventi nei dibattiti.

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Oggi si comincia in Iowa

gennaio 3, 2008

Le televisioni americane sono pronte. Si parte con le Primarie in Iowa.

Riporto quanto scritto da RDM20:

Mancano poche ore all’inizio delle prime votazioni che poi accompagneranno, nel mese di Novembre, due contendenti a giocarsi la Presidenza degli Stati Uniti d’America. L’unica parola però che mi viene in mente, in questa vigilia che precede il caucus in Iowa, è: Incertezza!
Ci sarebbe bisogno – molto più dei sondaggi – di un indovino per capire quello che succederà nel 29° stato degli USA ed in New Hampshire (8 Gennaio).
Sono i dubbi che dominano gli stati-chiave, dove l’assenza di grandi favoriti, rende difficile poter fare un pronostico. Persino i grandi quotidiani americani ancora non riescono a trovare un quadro chiaro di quello che potrebbe accadere. Tra le fila dei Democratici – dove si pensava ad una Clinton imbattibile – le cose stanno lentamente cambiando. Barack Obama è riuscito in Iowa ad affiancarsi nei sondaggi alla ex First Lady che, nell’ultimo mese, si è vista costretta a ripresentare ai comizi persino suo marito e sua figlia, pur di raggranellare gli ultimi “disperati” voti.

In questo momento in cui vi sto scrivendo la situazione in Iowa darebbe vincente la Clinton di un punto e mezzo su Obama, e Huckabee, per i Repubblicani, trionfatore per neanche mezzo punto percentuale! Troppo poco il “range” per far dormire sonni tranquilli alle prime file.
Come si vede dai sondaggi per i Democratici, la Clinton, Obama ed anche Edwards (dato per perdente troppo in fretta) “viaggiano” sostanzialmente alla pari, visto la poca distanza di preferenze che li divide. A questo punto, a fare la differenza nelle particolari assemblee di partito con cui si esprimono gli elettori dello stato del Midwest (appunto i caucus), saranno le capacità organizzative degli staff dei vari candidati. In mezzo al freddo ed al gelo (si parla già di temperature “polari”), sarà la logistica a farla da padrone nel tentativo di portare più sostenitori possibili nei circa 2.000 caucus sparsi nello stato dell’Iowa. Ma, per come votano i democratici, sarà importante poter prevedere le mosse degli elettori dei “piccoli” candidati, quelli ormai fuorigioco da tempo. I caucus dei democratici infatti prevedono che gli elettori dei candidati che non raggiungono un quorum di almeno il 15% dei presenti nel luogo dell’assemblea pubblica, possano essere distribuiti tra i candidati principali. I “fans” di individui come Bill Ritcharson, oppure di personaggi come Chris Dodd, alla fine potrebbero fare la differenza con le loro scelte di campo.
Tutt’altra storia invece per i Repubblicani dove il voto rimarrà segreto. Nei caucus del Gop infatti si voterà con il metodo dello “straw poll”: in pratica gli elettori, dopo aver partecipato all’assemblea ed ascoltato le istruzioni e gli interventi dei partecipanti, scriveranno il nome del candidato prescelto su un foglietto di carta che verrà deposto in un cappello o in un altro contenitore. Subito dopo, via allo spoglio dei voti in diretta. Semplicità che va dritta allo scopo.

Se come abbiamo detto, l’impatto mediatico del voto in Iowa sarà di gran lunga superiore alle campagne elettorali fin qui svolte dai vari candidati, in New Hampshire invece, si inizierà a giocare la vera partita per delineare i nomi dei due contendenti che si giocheranno il posto alla Sala Ovale.
La NBC, proprio ieri, ha “sfoderato” un sondaggio niente male: McCain si troverebbe in testa in New Hampshire, sorpassando Romney di ben 6 punti percentuale.
Analizzando però i vari sondaggi è sempre l’ex governatore del Massachusetts a sopravanzare tutti i suoi avversari di circa tre punti percentuale ma, la diversità dei valori dei vari “polls” (l’enorme differenza per esempio fra LATimes ed NBC), sommata alla “cavalcata” di McCain dopo l’endorsement di Lieberman, lasciano il risultato del match nel New England, ancora incerto. Difficile per Romney, nonostante i suoi attacchi ben portati verso McCain ed Huckabee, poter dormire sereno davanti alla inarrestabile corsa dei suoi avversari. Mentre per Giuliani? Certo non sarà in questi stati che si misurerà la sua “appetibilità” per la presidenza e si dovrà aspettare almeno la fine di Gennaio per sapere se l’ex sindaco di New York – parecchio in difficoltà nei sondaggi dell’ultimo periodo – sarà in grado di poter mettere i bastoni fra le ruote ad Hillary Clinton.

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Ultime notizie

dicembre 6, 2007

Non ho piu’ aggiornato il sito perché ero in viaggio e poi perché é alquanto difficile trovare notizie su Fred, visto che i media non gli danno molta evidenza., preferendo candidati meno conservatori come Giuliani o , l’ultimo arrivato, Huckabee.

I sondaggi lo danno al quarto posto dopo Giuliani, Huckabee, McCain.

Secondo il blog Conservative Superiority, é appunto il trattamento riservatogli dai media repubblicani “liberali” a sfavorirlo sebbene nell’ultimo dibattito abbia avutoun’ottima performance.

C’é anche da leggere l’articolo di Rush Limbaugh a proposito dell’ultimo dibattito e del fatto che tutti i candidati repubblicani, tranne Thompson, sono dei moderati.


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Primo dibattito per Fred

ottobre 10, 2007

Ieri sera al  the University of Michigan-Dearborn, si é svolto il dibattito tra i candidati repubblicani.

Si aspettava con ansia la prima partecipazione del senatore Thompson e lui non ha deluso le aspettative. Si é presentato con spirito, spiegando il  ritardo della sua discesa in campo.

Thompson ha detto di non rimpiangere di essere entrato in scena solo un mese fa, circa sei mesi dopo gli altri candidati, perché gli sembrava giusto e perché ha potuto osservare gli altri”

Video su Fred 2008

FoxNews

Cnn 

Intanto i sondaggi vedono Giuliani sempre in testa.

  • Giuliani
  • 28.8%  
  • Thompson
  • 20.2%  
  • McCain
  • 13.8%  
  • Romney 
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Fred Thompson e le istanze conservatrici

settembre 25, 2007

FD continua a seguire, nei sondaggi, l’altro candidato repubblicano Rudy Giuliani e non ha neppure veramente ancora cominciato a fare campagna elettorale.

É temuto, ed é per questo che le critiche al suo modo di condurre la campagna elettorale non mancano.

In realtà deve ancora farsi conoscere come candidato e far meglio conoscere le sue posizioni.

Sul sito della CNN dedicato alle elezioni 2008, troviamo i vari ritratti dei candidati e qui, quello dedicato a Fred.

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Scende in campo Thompson, l’Obama reaganiano della Right Nation

settembre 10, 2007

IL FOGLIO, 7 settembre 2007

New York. Ora è ufficiale, Fred Dalton Thompson si è candidato alla Casa Bianca 2008 per il Partito repubblicano. I suoi slogan sono “sicurezza, unità e prosperità”.

Il suo appeal è quello del vecchio conservatore del sud, moderato, rispettabile e nostalgico degli anni di Ronald Reagan.

Lo spazio politico che occupa è enorme, perché si rivolge a quella maggioranza di repubblicani non soddisfatta dai candidati di partito, perché infastidita dalle posizioni liberal di Rudy Giuliani sulle questioni etiche e perché non si fida di Mitt Romney.
Ex avvocato, ex senatore, ex lobbysta ed ex attore della serie tv Law & Order, e di vari altri film, Fred Thompson ha annunciato la sua decisione di correre per la presidenza degli Stati Uniti mercoledì sera, ospite dello show di Jay Leno, pochi minuti dopo la fine del dibattito presidenziale tra i candidati del Partito repubblicano.

Al confronto in New Hampshire Thompson non c’era, ma s’è parlato di lui fin dal primo minuto. John McCain ha detto che forse non c’era “perché per lui è l’ora della nanna”, scherzando sull’accusa più ricorrente nei confronti di Thompson, quella di essere “pigro”. Romney s’è chiesto “perché tutta questa fretta, perché non s’è preso un po’ più di tempo”, sottolineando l’altro grande dubbio degli esperti, quello secondo cui Thompson è sceso in campo troppo tardi, quando gli altri hanno già le casse piene e la macchina organizzativa ben oliata. Giuliani ha provato a trarne beneficio: “E’ stato davvero bravo a interpretare il mio ruolo in Law & Order”. Chi non ci scherza è un democratico, Terry McAuliffe, mastino clintoniano ed ex presidente del partito. McAuliffe, anzi, è “agitato” per la presenza di Thompson, anche perché in passato ha già imparato “a non sottovalutare mai un attore di film di serie B”.


La pre campagna di Thompson ha stentato nella raccolta fondi e non è ancora riuscita a trovare un assetto definitivo nella squadra di consiglieri. I sondaggi, invece, vanno più che bene, specie se si considera che di fatto non ha ancora speso un dollaro. Su scala nazionale Thompson è costantemente al secondo posto, dietro Giuliani, anche se in Iowa e in New Hampshire è terzo o quarto.
E’ probabile che la sua discesa in campo danneggi Romney e favorisca Giuliani, perché Thompson si presenta come l’unico vero e tradizionale conservatore del gruppo, il ruolo che in questi mesi ha provato a ritagliarsi Romney.

Thompson non è liberal su aborto, gay, armi e immigrazione, come Giuliani. Non è uno che cambia idea in base alle convenienze politiche, come Romney. Non è un personaggio incontrollabile, come John McCain. Non è nemmeno un fondamentalista, come Mike Huckabee e Sam Brownback.

Thompson, insomma, si presenta come il candidato del conservatorismo di buonsenso, della difesa della Costituzione, del federalismo, del taglio delle tasse, della difesa dei confini e della sicurezza americana. I suoi critici ricordano però che anche lui in passato è stato ambiguo su aborto e gay e non dimenticano il sostegno alla legge McCain sulla limitazione dei finanziamenti elettorali, che secondo l’ala libertaria del partito è una violazione della libertà di parola.
In un certo senso, Thompson è il Barack Obama dei repubblicani, perché come il senatore nero dell’Illinois punta su ciò che la sua candidatura rappresenta, più che sulle sue posizioni politiche.

Come Obama, Thompson è vago sulle ricette per il futuro dell’America, anche se per quelle c’è ancora tempo. Preferisce, invece, presentarsi come il candidato che ispira fiducia, moderazione e ottimismo sulle capacità intrinseche dell’America. Come Obama, Thompson propone di superare le divisioni partitiche e di cambiare il tono di Washington.

A differenza di Obama, però, non gli manca l’esperienza politica (e nemmeno quella di lobbysta). Thompson è entrato nei tinelli degli americani già ai tempi del Watergate. Fu lui, durante l’inchiesta congressuale, a porre in diretta tv la domanda che chiuse l’era Nixon.

Qualche settimana fa, il New York Times ha condotto un’indagine su quella esperienza, forse con la speranza di trovarci qualche suo passo falso, ma ne è uscito un ritratto di correttezza bipartisan e di indipendenza di giudizio.

Da avvocato, Thompson ha fatto cadere il governatore corrotto del Tennessee, poi è stato eletto senatore due volte, con 20 punti di scarto in uno stato vinto da Clinton. Al Senato ha avuto un ruolo nell’inchiesta sul Sexgate, ma al momento del voto s’è distaccato dall’ala più oltranzista.

Si è occupato molto di intelligence, anche dal suo ufficio all’American Enterprise Institute. George Bush gli ha affidato il compito di preparare il giudice supremo John Roberts all’audizione di conferma del Senato. Il coraggio politico non gli è mai mancato, tanto da aver guidato il team in difesa di Lewis Libby, il capo dello staff di Dick Cheney implicato nel Ciagate.

Il Wall Street Journal ha definito il suo stile “populismo popolare”, ma teme che i buoni sentimenti non siano sufficienti. Ora che è in campo, ha scritto il Journal, Thompson dimostri di avere voglia, passione e capacità di presentare nuove e coraggiose idee di riforma.


Christian Rocca